SCENA CONTEMPORANEA
/ contemporary scene
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4 + 5.6 2008
Teatro Fabbricone
h 21.30
KINKALERI (I)
ALCUNI GIORNI SONO MIGLIORI DI ALTRI
Fantasmi da Romeo e Giulietta
(prima nazionale / italian premiere)

ingresso / ticket € 7

ALCUNI GIORNI SONO MIGLIORI DI ALTRI


progetto, realizzazione / project, realization: Kinkaleri
con / with: Giulio Nesi, Filippo Serra

produzione / production: Kinkaleri
coproduzione / co-production: Contemporanea / Colline / Festival 2008, Santarcarcangelo dei Teatri Festival 08/38^ edizione
in collaborazione con / in collaboration with: Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Comunale di Ferrara, Xing Bologna
con il sostegno di / with the support of: MiBac Dipartimento Spettacolo, SRS Regione Toscana

La diseducazione. Senza progresso. L’accumulazione inutile delle esperienze, una smemoratezza continua fingendosi sempre altri: qualcuno che non c’era, che è arrivato tardi oppure che è mancato, magari malato e convalescente senza memoria. Fuori tempo, fuori gioco, non ti resta che affidarti alle possibilità del momento: urli e basta, spingi e basta, mangi e basta, piangi e basta, dormi e basta, scopi e basta, bevi e basta. Una forma del desiderio che si fa largo tra mille risposte giuste, la forma sbagliata, l’esercizio dell’errore come pratica continua. E in questo paesaggio pieno di concatenata dolcezza e stagliato e netto, vorrei non ci fossero attriti o resistenze troppo umane ma solo, integrali, le manifestazioni dell’amore, dell’odio, della violenza, della morte; vorrei essere chiaro fino in fondo e per farlo vorrei nascondere il soggetto, escludere ogni possibile interprete, eliminarlo alla vista per far apparire, con un lenzuolo che copre un corpo con due buchi per gli occhi, un fantasma. Una lirica leggera da idioti.

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Diseducation. With no improvement. The useless accumulation of experiences, a continued forgetfulness, the perpetual pretence to be someone else: someone who was not there, who arrived late or who went missing, sick perhaps and a forgetful convalescent. Out of time and out of place, all you can do is rely on the possibilities of the present moment: you shout and that’s it, you push and that’s it, you eat and that’s it, you cry and that’s it, you sleep and that’s it, you fuck and that’s it, you drink and that’s it. A form of desire that makes its way between a thousand right answers, the wrong form, the exercise of error as continual practice. And in this neat, well-trimmed landscape of collected sweetness, I’d rather there weren’t any frictions or any overtly human resistances, just intact expressions of love, hate, violence and death; I would like to be transparent all the way through, and to do this, I would like to hide the subject, to exclude any possible interpreter, removing him from sight in order to reveal, covered in a sheet with two holes for the eyes, a ghost. A lightweight lyricism for idiots.